Il trailer de La Versione di Barney: c’è Paul Giamatti, che è sempre un piacere, e… hey, ma è Minnie Driver!
Cose che succedono aspettando il proprio turno dal medico
Pubblicato 17/06/2010 Uncategorized Lascia un commentoUna mezza dozzina di signore pensionate che si mettono altruisticamente d’accordo per far entrare, prima di tutte loro, la ragazza indiana incinta…
…e poi quando arriva il proprio turno se ne ‘dimenticano’ bellamente fiondandosi nell’ambulatorio e lasciando la ragazza incinta ad attendere pazientemente.
Not the Messiah
Pubblicato 09/06/2010 Uncategorized Lascia un commentoEtichette: Eric Idle, Monty Python, Not the Messiah
Si può guardare il lato oscuro della vita e pensare che Eric Idle di professione fa sostanzialmente questo, riciclare vecchio materiale dei Monty Python in forme nuove. In questo caso, il ‘creatore di Spamalot’ rivernicia in salsa orchestrale-operistica Brian di Nazareth. Con inserti di vario genere, come Ponzio Pilato che rivela che il suo più grande desiderio è sempre stato quello di essere, sì, esatto, un taglialegna.
Oppure si può guardare il lato più luminoso e considerare che sì, sarebbe stato bello esserci.
Shaun of the Dead (2004)
Pubblicato 06/06/2010 Recensioni Lascia un commentoEtichette: Shaun of the dead
Shaun of the Dead è un titolo efficace, che fa chiaramente riferimento a Dawn of the Dead (L’Alba dei Morti Viventi) e vi inserisce l’elemento di disturbo che è Shaun, commesso in un negozio di elettrodomestici che dalla sera alla mattina si trova mollato dalla fidanzata storica e per elaborare il lutto non trova di meglio che passare la giornata successiva a salvare ex fidanzata storica, mamma ed amici da un’improvvisa epidemia di zombie.
L’Alba dei Morti Dementi, come è stato ribattezzato da noi, è un titolo che tecnicamente non è poi così male, nel senso che mantiene in qualche modo il gioco di parole e poi, chi può avere qualcosa da ridire, vi pare che gli zombie siano personaggi con particolare sale in zucca? Non riescono a muoversi in modo aggraziato, non riescono ad articolare due suoni, non riescono a tenere la bocca chiusa.
Insomma, come chiunque si sia appena alzato.
Se invece il titolo nostrano voleva alludere ad una pellicola demenziale, non ci siamo. Il film è divertente (‘una commedia romantica. Con zombie’), sostanzialmente resta di fondo resta un horror (gli zombie ci sono, qualche scena un po’ truculenta c’è, un po’ di suspence pure), lo humour comunque ha la meglio ma nonostante tutto non cade mai nella parodia.
Il film mantiene un livello piuttosto alto per buona parte della sua durata; spiccano comunque, tra tutto, le primissime scene, che mostrano che l’umanità è già piuttosto zombificata di suo, senza bisogno di virus o agenti chimici particolari, ed in generale tutta la prima parte, in cui la minaccia fa capolino qua e là ma sostanzialmente il nostro eroe Shaun è troppo distratto per rendersene conto.
Qua e là ci saranno senz’altro citazioni da un genere che non conosco, credo di aver colto soltanto un’allusione proprio in coda a 28 giorni dopo.
Il regista Edgar Wright e i protagonisti principali Simon Pegg e Nick Frost, già rodati dalla serie tv Spaced, nel 2004 erano alla prima esperienza cinematografica e da allora hanno fatto parecchia strada.
Nel cast anche Bill Nighy, che forse all’epoca non era ancora conosciuto da noi (poi sarà Davey Jones nei Pirati dei Caraibi) ed una fulminea apparizione di Martin Freeman, che l’anno successivo diventerà Arthur Dent.
Io ti ricordo, cagnolino, saltellante come un ranocchio il giorno che ti ho conosciuto ma ero lì per conoscere qualcun altro. Io non avevo tanto paura di affrontare le persone, quanta ne avevo di dover subire il tuo giudizio. Ti ricordo con il muso appoggiato sulla sedia, infilato tra le mie gambe, tanto tranquillo tu quanto ero a disagio io, mentre spiegavo che non avevo mai avuto a che fare con un cane.
Io ti ricordo, quando sei stato ospite in una casa felice, e ti portavo a spasso nella neve e quando tornavamo a casa avevi le zampette pulite come non mai.
Io ti ricordo, quando sei stato ospite in questa casa non altrettanto felice, e tu ormai sclerotico ed artritico avevi deciso di essere il padrone del divano. Mi ricordo quella mattina di Santo Stefano in cui mi accorsi che qualcosa non andava, e le corse da un veterinario all’altro, e i cateteri, e lo scrutare il pavimento, e la tua sofferenza muta e l’indecisione di fare una spiacevole telefonata intercontinentale, ed il terrore di doverne fare un’altra estremamente più spiacevole. E poi ti ricordo, dopo l’operazione, perplesso nel non capire esattamente che cos’era cambiato.
Io ti ricordo, cagnolino, e mi si stringe il cuore perché adesso non posso fare altro che ricordarti.
…mi sveglierò nel 1973. Devo solo stare alla larga da Piazza della Loggia e altri due o tre posti.
Incrociare per strada mentre si ritorna dal portare a spasso la spazzatura un tizio con l’espressione e l’acconciatura di Private Palladilardo Pyle e l’incedere di Alex DeLarge non è gradevole.
Accorgersi che fa la stessa strada che fai tu, dietro di te, ancor meno.
Percepire con la coda dell’occhio che attraversa la strada proprio due secondi dopo che hai deciso di farlo tu, è per lo meno inquietante.
E vedere, mentre tiri fuori le chiavi di casa ostentando molto self-control e addirittura attardandoti nel controllare la cassetta postale (di domenica sera), che quello tira dritto senza badarti, non ha prezzo.
Ho capito ormai che tutti quelli che leggevano October Drops ormai cinque anni fa si ricordano soprattutto (quando si ricordano qualcosa) il post della palestra (*).
Pensavo che avrei risolto i miei problemi di blogger, quindi, iscrivendomi in palestra, cosa che ho fatto pigramente. Pigramente perché la palestra è dietro casa, non perché non ci vada. Il problema è che l’attività aerobica (aerodance o step che sia) è limitata ad un orario che mi è impossibile almeno fino a quando il teletrasporto non sarà abbordabile per le tasche di un programmatore. Il Pilates non ottenebra la mente a sufficienza da convertire il dolore in qualcosa di divertente, lo stesso dicasi per la sala pesi. Il gestore della palestra potrebbe essere un buon personaggio, ma con i suoi 72 anni mi sfiderebbe a singolar tenzone ed essendo proprietario di palestra sicuramente vincerebbe lui.
Abbiate pazienza, o regalatemi un abbonamento ad una Virgin Active (****).
(*) resoconto tragicomico di un’ora di Aerodance durante la quale il sottoscritto cercava di tenere a mente i passi dell’istruttore, arrancando ma cercando di fare comunque bella figura con un’altra aerodancer, sorella formosa di Gwyneth Paltrow (**)
(**) un retroscena inedito è che, qualche tempo dopo, la sorella formosa di Gwyneth Paltrow, ormai fuori tempo limite, sparò al sottoscritto un saluto ed un sorrisone, non si sa se per compassione postuma o perché in qualche modo avesse letto il post (***)
(***) sicuramente la prima
(****) mi accorgo solo ora di quante interpretazioni possa assumere questa denominazione
Ieri sera, uscendo dal lavoro, ho visto l’insegna rossa della multinazionale riflessa sui vetri del palazzone. E mi ha folgorato una sensazione, che non sono ancora riuscito a mettere a fuoco.
Una sensazione di stupore e meraviglia, non legata ad alte considerazioni filosofiche, ma ad un lampo di un ricordo: tanti anni fa, un qualche videogioco, che rappresentava qualcosa di simile, un insieme di pixel rossi magistralmente ed innovativamente riflessi in altri pixel rossi. Non ho idea del gioco, di cosa si trattasse, neanche dell’anno, niente. Solo una sensazione.
Altro che biscotti e profumi, io ho sensazioni legate alla vista. E soprattutto, ho preziosi neuroni segretamente impegnati da anni a ricordarsi di una manciata di pixel.
L’insonnia fa fare cose strane. Tipo fondare un Fight Club e non ricordarselo, sì.
Ma tipo anche farti venir voglia di comprare un netbook solo per poter scrivere post annebbiati direttamente a letto, invece che doversi alzare per farlo. Fa freddo, di notte. Che poi non è un grosso male che il fatto di alzarsi ed il freddo possa risparmiare al mondo la lettura di certe confessioni. Come ammettere che oggi per la prima volta in tre mesi ho davvero sentito la mancanza dell’omopersona, di qualcuno che *mi capiva*. Le altre persone sono semplicemente troppo *altre*. La cosa positiva è che, loro, stanno gemmando.
Don’t cry for me, etc. etc.
