Un pensiero per un cucciolo bicolore

Io ti ricordo, cagnolino, saltellante come un ranocchio il giorno che ti ho conosciuto ma ero lì per conoscere qualcun altro. Io non avevo tanto paura di affrontare le persone, quanta ne avevo di dover subire il tuo giudizio. Ti ricordo con il muso appoggiato sulla sedia, infilato tra le mie gambe, tanto tranquillo tu quanto ero a disagio io, mentre spiegavo che non avevo mai avuto a che fare con un cane.

Io ti ricordo, quando sei stato ospite in una casa felice, e ti portavo a spasso nella neve e quando tornavamo a casa avevi le zampette pulite come non mai.

Io ti ricordo, quando sei stato ospite in questa casa non altrettanto felice, e tu ormai sclerotico ed artritico avevi deciso di essere il padrone del divano. Mi ricordo quella mattina di Santo Stefano in cui mi accorsi che qualcosa non andava, e le corse da un veterinario all’altro, e i cateteri, e lo scrutare il pavimento, e la tua sofferenza muta e l’indecisione di fare una spiacevole telefonata intercontinentale, ed il terrore di doverne fare un’altra estremamente più spiacevole. E poi ti ricordo, dopo l’operazione, perplesso nel non capire esattamente che cos’era cambiato.

Io ti ricordo, cagnolino, e mi si stringe il cuore perché adesso non posso fare altro che ricordarti.

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